Palazzo Comunale
Il Palazzo Comunale, opera dell’architetto Antonio Maria Carbonari Geminiani, domina la piazza su cui affaccia. L’armoniosa architettura composta da un corpo centrale e da due laterali è arricchita da un loggiato a sette archi a tutto sesto.
Nel 1735 si inizia ad avvertire la necessità di sostituire il vecchio e non più funzionale palazzo priorale con un nuovo edificio. Sette anni dopo il Consiglio Generale della Città approva i capitoli per la costruzione del nuovo edificio la cui pianta viene eseguita dall’architetto Antonio Maria Carbonari Geminiani. I lavori di demolizione del precedente fabbricato e la costruzione del nuovo iniziano nel 1749 e proseguono per circa quarant’anni. L’elegante e bello edificio con le ali aggettanti e il corpo centrale rientrante domina la piazza su cui affaccia. L’armoniosa architettura è arricchita da un loggiato a sette archi a tutto sesto a cui si accede tramite una scalinata. All’interno è custodita una collezione di ritratti di uomini illustri, insieme con altre tre tele, conservate nella Sala Consiliare, tra cui il quadro, opera del Carsidoni, offerto dall’Amministrazione e dalla cittadinanza ai due compatroni, San Gaudenzio e la Vergine Maria, venerata con il titolo di Santa Maria Apparve. La tela è particolarmente cara alla Città per le testimonianze pittoriche che tramanda: la struttura urbanistica di Montalboddo nel XVII secolo, la facciata originale della chiesa di San Rocco, con il portale sovrastato dal timpano, le livree delle confraternite allora attive nel territorio comunale. All’interno è possibile visitare tre sale: la prima sala è la più grande, utilizzata per celebrazioni, manifestazioni e convegni. Entrando, in alto a sinistra, è possibile vedere il dipinto che ritrae il Cardinale Nicola Antonelli. Seconda sala: è la sala del consiglio comunale, come si può vedere, completamente istoriata da dipinti e affreschi, ancora visibili sul soffitto e coperti alle pareti. Tre sono i dipinto nella stanza. Rivolgendo le spalle alla finestra, davanti a noi troviamo il dipinto che raffigura S. Gaudenzio, patrono di Ostra, S. Maria Apparve e S. Michele Arcangelo che sorreggono Ostra, sospesa in aria. Nel dipinto a destra abbiamo i quattro evangelisti, mentre quello a sinistra ritrae l’ultima cena. Va detto che questi due ultimi quadri sono stati commissionati appositamente per questa sala. Terza sala: è chiamata “sala gialla” ed è quella in cui si celebrano i matrimoni civili. Le pareti e il soffitto sono interamente affrescati, mentre entrando a destra abbiamo un grande ritratto di papa Pio VI, in memoria della concessione ad Ostra del titolo di Città, nel 1790. Molto bello è il caminetto in marmo bianco e il mobilio, che risale ai primi dell’800. Dato che in passato questa sala veniva usata come atrio d’attesa per le famiglie gentilizie che si recavano in teatro, di questo utilizzo rimangono a testimonianza le due porte di collegamento tra la sala e il loggione del teatro, sebbene attualmente i locali siano separati dal teatro.
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